Intervista a Cosimo Vinci: il Designer Poliedrico

Cosimo Vinci può definirsi un designer poliedrico, la cui creatività è caratterizzata da un’indole curiosa e sperimentatrice che si distacca dagli ambiti tradizionali di ricerca, e si muove nella direzione di una interdisciplinarità trasversale ai settori della moda e del gioiello, con una particolare propensione ad una progettualità di forte impatto comunicativo.

Dopo la formazione nel 1997 a Vicenza, ad appena ventisei anni, fonda la Cosimo Vinci Design e collabora con marchi internazionali di moda e di alta gioielleria come Versace, Valentino, Balmain, Biagiotti, Montana, Gattinoni, Fope, Zoccai, Antica Murrina.

Cosimo Vinci
Cosimo Vinci

All’attività di Art-Director e designer del gioiello Cosimo associa quella di docente di Design orafo e Progettazione, naturale evoluzione di un repertorio di conoscenze che, a seguito della pratica quotidiana di designer vengono trasferite ai giovani come conseguenza di arricchimento di esperienze, la cui finalità, per il designer, è avviare la formazione di una generazione di creativi colti e stimolati dalle molteplici forme della comunicazione del contemporaneo. 

Con grande entusiasmo siamo lieti di presentarvi la nostra intervista a Cosimo sull’attualità del mondo del gioiello e design in generale, sulle influenze artistiche ed innovazione e su come fare la differenza nel mercato di oggi.

BB: Come si fa a capire nel mercato di oggi chi è bravo? Come si fa a fare la differenza?

CV: Per capire un bravo designer è il tempo che fa la differenza, non è la singola collezione o la piccola produzione. E’ il tempo, essere sul mercato e cercare di avere una coerenza.

Più e più volte, quando conobbi Armani mi disse: “Cosimo, bisogna inventare qualcosa di nuovo, saperlo comunicare e mantenerlo nel tempo.”

Questo lo diceva negli anni 90’. Oggi ci vogliono degli investimenti di un certo tipo perché tutti si mettono a fare cose, questo è il punto. Se si vuole imporre uno stile un trend o un’idea c’è bisogno di un sostegno finanziario.

BB: Sei un designer di gioielli, come mai ti sei buttato a creare una linea di borse, perché non di gioielli?

CV: Io, che ho 20 anni di esperienza, ancora oggi ho pudore fare una mia linea, perché? Mi sono messo a fare le borse, perché mi aiutava un po a svincolarmi dal mio senso del pudore, perché ci sono tanti bravi…Dico, se non ho un’idea sul mercato, perché devo uscire con una cosa che non dice nulla. Perché ci vuole la rete distributiva, commerciale, la comunicazione giusta etc.

Io prima di iniziare ho trovato un distributore, non sono andato a fare le fiere, ma sono andato subito da un distributore, che ha preso in mano la gestione del mio marchio.

Borse Cosimo Vinci Design
Borse Cosimo Vinci Design

Le mie borse le sto cambiando utilizzando una pelle vegetale, userò una pelle prodotta con le bucce di mela. A Giugno dovrebbe uscire la linea vegan, anche con i portafogli, porta ipad…

BB: Come si fa ad emergere, e cosa funziona nel mercato di gioielli oggi?

CV: Quello che vedo che funziona sono le nicchie e le cose particolari. Il gioiello generalista è morto. Se non hai una storia dietro, un concetto, anche un discorso di finiture e di tecnica è difficile…E comunque dietro ci deve essere un investimento dal punto di vista di tempo e di ricerca. Molti si mettono a fare una cosa “figa” e perché e di moda e la fanno uguale quello che più o meno esiste già. Ma sento poco il discorso di ricerca dietro. C’è un potenziale, quando c’è una storia dietro.

C’è un potenziale, quando c’è una storia dietro.

Per fare il creativo oggi, tu devi avere una cultura pari a 360°, devi saper parlare anche di economia e di politica.  Faccio un riferimento a Gucci, che ha triplicato il fatturato, esprimendo bene il disorientamento di questo momento. Ecco l’innovazione, ogni capo è una collezione a se, sono delle situazioni, ogni uscita nella passerella ha la sua storia. C’è la masochista, la lolita, quella con la testa mozzata, lo psicopatico… Quella della sala operatoria io la trovavo geniale, cioè è geniale il messaggio che c’è di fondo. C’è un voler insistere con tutto quello che può essere la manipolazione del corpo e delle menti. La guerra fatta in modo chirurgico, un missile che arriva in maniera chirurgica. Chiaramente quelli più terra a terra sono scettici e sostengono che lo stilista ha rovinato un marchio, però non si spiega come mai i fatturati sono triplicati. Quindi il coraggio vince, bisogna avere coraggio. 

Cosimo Vinci Design
Cosimo Vinci Design

BB: Parli spesso di vari significati del gioiello, qual’è la tua posizione a riguardo?

CV: Forse si dovrebbe parlare anche della situazione attuale, tipo un gioiello di protesta, di contestazione. Nel 68’ le femministe indossavano certe cose, nella rivoluzione francese le coccarde. Anche il gioiello deve essere responsabile, non si può pensare che bisogna sempre parlare di amore, pace, quando in realtà non c’è. Quindi anche un gioiello potrebbe essere di denuncia, più vicino al mondo reale.

La moda in qualche maniera ha veicolato il concetto del gioiello a volte banalizzandolo solo a puro ornamento, ma una volta aveva un significato sociale. Ad esempio, se indossavo un certo tipo di spilla voleva dire che ero disponibile, etc. Oggi è tutto diventato più libero. Gioielli di messaggio forte erano quelli dei punk, un gioiello anarchico, dei movimenti underground, dove attraverso la borchia, l’elemento appuntito, prendere le distanze nei confronti della società. Oggi tanti creatori fanno delle pure decorazioni per il corpo, ma non c’è un significato profondo se non legato sempre alla fortuna, sempre a quella cosa scaramantica, ma mai a qualcosa di veramente spirituale, che tiri fuori la parte animica di noi.

BB: Chi è un vero artista per te? E quali sono state le tue influenze artistiche?

CV: Damian Herz, Cattelan, Vezzoli con la loro componente ironica, di denuncia. A me piace chi sa comunicare. Tutta l’arte del novecento mi piace da impazzire perché sono un contemporaneista, quindi tutte le avanguardie del novecento le adoro. Ho fatto il Dams a Bologna e mi sono proprio specializzato sul contemporaneo e sull’arte del Novecento. Mi piacciono le avanguardie quando c’è un pensiero dietro, mi piace più l’arte concettuale, l’arte astratta, dove lascia libero chi osserva, anche nella critica feroce, quindi da Picasso in poi, ma la massa invece è ferma agli impressionisti, perché la gente vuole le cose tangibili.

Per me oggi è un artista anche Rita Levi-Montalcini, per me lo è uno scienziato che riesce a risolvere il problema legato al cancro, per me quello è l’artista. L’arte per l’arte non mi emoziona, se non c’è un messaggio anche sociale, anche il matematico per me oggi è un artista, perché è un genio che nel suo mondo fa arte, e perché cerca di migliorare la nostra vita. 

BB: Qual’è il senso del gioiello in un momento storico come oggi? E com’è stata la sua evoluzione?

CV: Il gioiello deve essere responsabile, come lo dobbiamo essere noi, nonostante abbia questo potere forte di donare emozione, oltre a quel superfluo necessario che va bene all’ego e al piacere, però sento meno il concetto del possesso che c’era una volta. Ha perso il potere, quindi il potere lo dobbiamo dare noi. Lo vedo più come un simbolo di qualcosa che ci rappresenta e qualcosa che comunica un messaggio e non qualcosa di come status che credo sia una cosa antiquata. Un gioiello deve toccare corde interne, la tua parte animica, la tua parte spirituale, cioè il gioiello deve comunicare con noi un emozione, un’esigenza, deve essere d’aiuto. Lo vedo come un prolungamento, un po’ come l’abito, è veramente il prolungamento di noi stessi. Come cambiamo noi con una pettinatura, con un vestito, cambiamo proprio aspetto e cambia anche il nostro umore, anche il gioiello deve essere terapeutico da questo punto di vista.

Un gioiello deve toccare corde interne, la tua parte animica, la tua parte spirituale…

BB: Parlaci del tuo ultimo libro.

CV: Al momento sto scrivendo il mio secondo libro. Nel mio primo libro, insegno ai ragazzi come disegnare un gioiello dall’A alla Z, con disegno a mano e non a computer, ed esce ora con la casa editrice Icon. Il nuovo libro invece lo sto scrivendo insieme alla Manuela Brambatti, nota l’illustratrice della moda. Insieme a lei ci hanno chiesti il secondo volume, sulla progettazione, infatti sono al secondo capitolo, che parla sulla stilizzazione e deformazione, il modulo nel gioiello, tutto quello che è, come partire in maniera corretta disegnando un gioiello. Ad esempio, insegno come stilizzare un’immagine, come deformarla, come ribaltare un’immagine secondo un asse due assi, il modulo, ecc.

Cosimo Vinci Design
Cosimo Vinci Design

BB: Cos’è per te un’innovazione?

CV: Credo quello che diceva Barilli a Bologna o McLuhan, che l’arte deve essere affiancata dalla tecnologia. Cioè un’innovazione tecnologica deve essere accompagnata ad un concetto di design, perché solo il design, se non c’è un’innovazione, diventa decorazione. Ci sono sempre più decorazioni, cioè elementi decorativi per il corpo e invece ci sono sempre meno artisti che usano il materiale in un modo innovativo, che lo violentano, lo stravolgono, tanto da farlo assomigliare a qualcos’altro. Io vedo un futuro a livello chimico, le nuove leghe, nuove colorazioni, ricerca nel materiale. L’oro, ad esempio, è talmente antico ed universale però lo conosciamo molto poco, perché con il fatto che è incorruttibile la gente si è sempre fermata a lucidarlo e poco più, perché c’era il potere dietro alla rarità. Però con l’oro puoi fare qualsiasi cosa, cioè addirittura qualcuno lo ha proprio tradito, offuscandolo. Sono entrato nell’azienda di galvaniche a Vicenza,  e sono rimasto molto colpito dalle galvaniche che usano adesso, sono pazzesche. Sembrano quasi delle corrugazioni, come se la muffa le stesse aggredendo, ad esempio si possono fare delle cose pulitissime poi alla fine sottoporle ad un intervento di galvanico per ottenere un risultato unico. Un mio amico è andato in Africa e ha preso della sabbia glitterata e ha chiesto ad una galvanica se riusciva a fissala sui gioielli, creando un effetto polveroso, tipo diamante. Quindi lui usa delle cose pulite e le sporca con questa sabbia di minerali. 

Io credo nell’innovazione, ma non si può vivere solo di design e ne solo di tecnologia, le due cose devono andare a braccetto. Occorre unire i due mondi, la mano unita alla tecnologia. 

Anche la tecnica 3D, che però ha bisogno di uscire dal banale.

Cosimo Vinci Design
Cosimo Vinci Design

BB: Che consiglio ti senti di dare ai giovani designer e brand emergenti di oggi?

CV: Questa è una società tutta basata sull’apparenza e sulla superficie, io vorrei che questi designer lavorassero nella profondità, che entrassero dentro la materia anche tradendola e violentandola, però, come diceva Mendini: “Per cambiare le cose, le devi invertire”. Prendere i mobili da teatro e metterli nel salotto, i mobili da salotto metterli nel teatro, i mobili del bagno in cucina, etc, quindi cambiando l’assetto delle cose si cambia il pensiero e cambia il modo di vedere le cose. All’inizio sarà di rottura, però bisogna insistere se ci credi. Fare le cose già masticate e digerite non porta a niente. Uno pensa di portare soldi facili, ma non è così. Invece chi ha funzionato nel passato sono quelli che hanno avuto il coraggio di un pensiero che resta nel tempo. Voi se vi comprate un oggetto di design a casa e lo guardate, anche a distanza nel tempo, vedi che non invecchia mai. Perché vedi che il pensiero è puro. Questa è la differenza tra la moda e il design, la moda segue il qui ed oggi, il design è un investimento sul futuro. E per fare design occorre fare ricerca, forse ci vuole una vita, per trovare una propria identità in termini di dettagli, sopratutto nel gioiello. 

Occorre che dietro ad un prodotto ci sia una ricerca, poi la ricerca va filtrata secondo un oggetto che deve avere un mercato. Qualsiasi oggetto può avere mercato, non è detto che deve avere la massa intera, può essere anche un oggetto che ne vendi 5 pezzi all’anno… Vorrei vedere questi designer come dei poeti, che fanno le poesie non per venderle, che fanno quella cosa perché ci mettono tutta la loro arte e poi sicuramente ci sarà un mercato per quello. Il gioiello è fatto di materiali che sono preziosi e non, occorre insomma sperimentare di più. C’è anche un discorso di pietre, i designer hanno mai pensato di tagliare delle pietre e creare nuovi tagli? Occorre osare, anche sfidando l’antiestetica, bisogna fare ricerca. Per poi arrivare ad un equilibrio. Prima di mettere qualcosa sul mercato bisogna pensarci bene, bisogna essere pronti. Per me l’ispirazione migliore è nella propria storia, non è negli altri o nei movimenti artistici.   

Il sito di Cosimo Vinci www.cosimovincidesign.it